Le commissioni consiliari IV e V della Regione Sardegna hanno approvato la proposta di legge n. 146, presentata da PD e M5S, che introduce modifiche alla legge regionale sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Il testo, che ora passa all’esame dell’assemblea del Consiglio regionale, prevede una moratoria di 120 giorni per le autorizzazioni relative agli impianti situati in aree ordinarie, in attesa dell’adozione di un regolamento regionale che definisca in modo più chiaro le modalità di installazione degli impianti Fer.
La proposta chiarisce anche le regole per la realizzazione di impianti fotovoltaici e di accumulo nelle aree urbane, quando questi rientrano in progetti di autoconsumo o comunità energetiche rinnovabili, al fine di evitare interpretazioni troppo restrittive della fascia di rispetto di un chilometro prevista dalla legge 20/2024. Inoltre, specifica i criteri di idoneità per gli impianti situati in aree logistiche e commerciali.
Durante il dibattito in commissione non sono state introdotte modifiche, ma eventuali emendamenti potranno essere discussi in aula. Intanto, per il 28 ottobre è prevista in Consiglio un’interrogazione di Sinistra Futura sull’attuazione della legge regionale n. 20/2024, sullo stato di avanzamento del Piano energetico regionale e sull’attivazione dell’Agenzia regionale per l’Energia. L’opposizione chiede chiarimenti sui ritardi e sulle modalità di coinvolgimento di enti locali e comunità energetiche nella pianificazione energetica.
Parallelamente, fuori dagli ambiti istituzionali, l’associazione Saper ha segnalato accordi positivi tra aziende e Comuni sardi in tema di compensazioni ambientali legate agli impianti rinnovabili. Tra gli esempi citati, il Comune di Viddalba ha raggiunto un’intesa con Erg per un pacchetto di compensazioni legate a un parco eolico da 144 MW, mentre nei comuni di Buddusò e Alà dei Sardi la società Nadara versa ogni anno contributi rispettivamente di circa un milione e ottocentomila euro, destinati a finalità sociali e ambientali. Secondo Saper, questi accordi rappresentano modelli virtuosi di collaborazione tra imprese e territori.